-Psicologo iscritto all’Albo degli psicologi del Lazio n° 28510.
-Psicoterapeuta psicodinamico e Specialista in psicologia clinica i.f.
-Formatore clinico.
-Esperto in valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi alimentari; tematiche LGBTQ+; benessere psicosessuale GSRD (Gender, Sexuality and Relationship Diversity).
Sono nato e cresciuto in Umbria, dove mi sono laureato nel 2018 in “Filosofia e scienze e tecniche psicologiche” presso l’Università degli studi di Perugia con una tesi sull’impatto dei social media sulla psicopatologia adolescenziale. Nel 2021 ho conseguito il titolo magistrale in “Psicologia clinica” presso l’Università “Sapienza” di Roma con una tesi sperimentale sulla correlazione tra lo stigma sessuale interiorizzato e la sintomatologia alimentare, con relatore il professore Vittorio Lingiardi.
Nel 2023 ho vinto il concorso per l’accesso alla SSPC - Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica dell’Università “Sapienza” di Roma, presso la quale ho intrapreso la formazione come Specialista in psicologia clinica e come Psicoterapeuta a orientamento psicodinamico. Nello stesso anno ho intrapreso il tirocinio di specializzazione presso la UOSD DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) ASL Roma 1 “Santa Maria della Pietà”, specializzandomi nella valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi alimentari in adolescenza ed età adulta, acquisendo esperienza in setting individuali, familiari e gruppali.
Attualmente nella mia attività clinica mi dedico al supporto di adolescenti, adulti, relazioni e famiglie, con particolare attenzione alle tematiche relative ai disturbi alimentari, e a quelle relative al benessere psicosessuale delle persone LGBTQ e delle relazioni non-monogame, seguendo un approccio affermativo e non stigmatizzante, formato sulle specifiche del tema.
Oltre all’attività clinica, mi occupo di formazione per professionisti sanitari e divulgazione scientifica in contesti privati, istituzionali e del terzo settore, tra i quali:
"Date parole al dolore, il dolore che non parla sussurra al cuore sovraccarico e gli ordina di spezzarsi".
(William Shakespeare; Macbeth, atto IV, scena 3)
Il mio approccio clinico prende origine dal paradigma della complessità (E. Morin) e dal riconoscere ricchezza e profondità nell’integrazione consapevole e sapiente di differenti modelli teorico-epistemologici. Parafrasando Virginia Woolf, ritengo che la realtà non sia “una e semplice”, bensì sia “multipla e complessa”, e con essa l’individuo; altrettanto complesso sostengo debba essere l’approccio clinico che desideri promuovere il benessere e la salute mentale.
L’orientamento psicodinamico approfondito presso la SSPC costituisce la base della mia visione della pratica clinica, sulla quale si innestano contributi provenienti da altri modelli come la DBT (Dialectical Behaviour Therapy; M. Linehan) per l’intervento nell’area della disregolazione emotiva, e la FBT (Family Based Therapy; D. Legrange) per l’intervento nell’area dei disturbi alimentari in età evolutiva, integrati grazie alla formazione specialistica presso la UOSD DCA ASL Roma 1.
Al centro del mio approccio si incastona l’alleanza terapeutica e la dimensione relazionale, principale strumento di cambiamento, elaborazione e trasformazione di dinamiche fonte di sofferenza e disagio. La cura del setting clinico – cornice significante all’interno della quale poter dare valore a vissuti, memorie ed emozioni – costituisce un pilastro fondamentale del lavoro clinico. Un setting stabile, affidabile e coerente permette di co-costruire uno spazio sicuro, in cui dare senso anche a ciò che sembra – apparentemente – non averne: come un sintomo.
Ogni sintomo ha un significato profondo: perché proprio questo sintomo e non un altro, in questo specifico momento della vita, di questa specifica persona? Qual è la storia da cui prende origine questo messaggio cifrato che invia la psiche?
La psicoterapia psicodinamica non si limita a “risolvere” un sintomo, a dare immediato sollievo, bensì mira a comprenderlo, decifrarne il senso, per giungere a una maggior consapevolezza e conoscenza di sé e del proprio mondo interno. Non si limita a recidere un frutto malato senza occuparsi della pianta – che continuerebbe quindi a soffrire generandone altri in futuro – bensì si prende cura della radice, affinché il raccolto possa essere abbondante e prosperoso. Affinché ci si possa riposare all’ombra della propria storia: quella presente, ma anche quella passata, e quella futura.
“C'è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce”, scrive Leonard Cohen, mettendo in musica un concetto caro a chi si occupa di psiche, e a chi ha avuto l'opportunità di attraversare quella crepa. Di farlo insieme, in uno spazio sicuro, dove anche le ferite più dolorose possono divenire feritoie.