Mi chiamo Veronica Satalino e sono una psicologa e psicoterapeuta cognitivo-interpersonale. Da oltre quindici anni incontro persone che, a un certo punto della loro vita, sentono che qualcosa non torna più come prima. Una sofferenza che persiste, una relazione che cambia, una scelta difficile, un sintomo che irrompe improvvisamente. È spesso da queste fratture che nasce la possibilità di guardare la propria storia con occhi nuovi e di riscoprire significati rimasti a lungo sullo sfondo.
Nel corso della mia esperienza professionale ho lavorato in contesti molto diversi tra loro: servizi di salute mentale, comunità terapeutiche, scuole, centri clinici e progetti territoriali. È proprio attraverso questi incontri che si è costruito il mio modo di intendere la psicoterapia: non come un insieme di tecniche da applicare, ma come uno spazio di conoscenza in cui la persona può ritrovare un senso alla propria esperienza.
Mi occupo di adolescenti, adulti, coppie e famiglie. Accompagno persone che stanno attraversando momenti di sofferenza, cambiamento o crisi, quando ciò che fino a quel momento aveva funzionato non è più sufficiente per affrontare la complessità della vita. Ansia, difficoltà relazionali, problematiche affettive, vissuti traumatici, crisi identitarie e disturbi dell’umore sono alcune delle situazioni più frequenti nel mio lavoro clinico.
Negli anni ho inoltre sviluppato una particolare attenzione al lavoro con la comunità LGBTQIA+, sostenendo persone che affrontano percorsi di costruzione identitaria, coming out, esperienze di discriminazione o difficoltà relazionali legate al contesto sociale e familiare. Credo profondamente nell’importanza di offrire uno spazio terapeutico accogliente, libero da giudizio e capace di riconoscere la complessità delle esperienze umane nelle loro molteplici forme.
Il mio riferimento teorico principale è l’approccio cognitivo post-razionalista sviluppato da Vittorio Guidano. Una prospettiva che considera l’essere umano come un sistema in continua costruzione di significati e che guarda ai sintomi non come errori da correggere, ma come tentativi coerenti di mantenere un equilibrio all’interno della propria storia personale.
Credo che ogni persona possieda una propria storia, una propria logica e una propria forma di resilienza. Il compito della terapia non è indicare una direzione prestabilita, ma creare le condizioni affinché ognuna/o di noi possa riconoscere con maggiore chiarezza chi è, come è arrivata/o fin qui e quale direzione desidera scegliere per il proprio futuro.